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ITL Pesaro-Urbino: operai sottopagati e minacciati, imprenditore arrestato per sfruttamento

17 novembre 2017

Nella mattinata del 15 novembre 2017, il personale militare dell'ITL di Pesaro e Urbino, con il supporto del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Pesaro, a conclusione di un'articolata azione ispettiva e nell'ambito di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura di Pesaro, ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del locale Tribunale nei confronti di un imprenditore pesarese -operante nel settore di manutenzione, lavorazione e fabbricazione di infissi- responsabile del delitto di intermediazione e sfruttamento di manodopera, introdotto dalla recente legislazione sul lavoro con la modifica dell'art. 603-bis del Codice Penale.

L'attività d'indagine, che ha interessato il periodo Luglio 2015-Settembre 2017, ha consentito di accertare un vero e proprio sistema di sfruttamento dei lavoratori, con atteggiamenti ripetuti nel tempo costituiti da minacce, insulti, sopraffazioni e intimidazioni continue. Dagli elementi raccolti, è emersa chiaramente l'esecuzione da parte di tutti i lavoratori di turni di lavoro massacranti (anche oltre le 10/12 ore), in cambio di una retribuzione del tutto sproporzionata e palesemente difforme rispetto alle ore di lavoro effettivamente prestate, in violazione, oltre che della normativa relativa all'orario di lavoro, anche della sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro e con l'utilizzo di metodi di sorveglianza degradanti.

Il datore di lavoro induceva il personale ad accettare tali drammatiche condizioni di lavoro dietro la minaccia di ritorsioni ed assumendo un atteggiamento vessatorio e dittatoriale che costringeva i dipendenti recalcitranti a dimettersi, con il chiaro fine di procurarsi il beneficio di non incorrere nelle sanzioni previste dalla normativa vigente in materia di licenziamenti.

Oltre una ventina le posizioni lavorative controllate, alcune riferite anche a stranieri richiedenti asilo. A conclusione della verifica ispettiva, 11 lavoratori sono risultati occupati "in nero" e 13 irregolari dal punto di vista contrattuale e contributivo, con il conseguimento di un profitto indebito per l'indagato pari a circa 350mila euro, corrispondente al risparmio delle retribuzioni effettivamente dovute e non corrisposte ai dipendenti, da sommarsi all'evasione contributiva di rilevante importo, attestabile intorno ai 150mila euro.